Come funziona la depurazione delle acque reflue

Come funziona la depurazione delle acque reflue

Nella categoria dei rifiuti speciali non pericolosi è contemplata la depurazione delle acque reflue ed è un’attività affidata a imprese specializzate come Nieco che operano nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti speciali a Roma. L’impero romano fu il primo a concepire una rete di fognature per il deflusso dei liquami e per la bonifica delle aree paludose, per drenare gli scoli urbani e gli spurghi. L’imponente – e in parte funzionante – Cloaca Maxima risale, infatti al VII secolo a.C. Ciò che oggi riteniamo scontato, richiede grande perizia nel trattamento.

Quali sono i principali sistemi di trattamento delle acque reflue

Il sistema fognario “moderno” nasce nel XX secolo e le tecniche di depurazione delle acque sono particolarmente complesse: lo scopo è trasformare l’acqua sporca proveniente dagli scarichi urbani e industriali in acqua sufficientemente pulita per poter essere reimpiegata per scopi tecnologici o per irrigazione oppure re-immessa nell’ambiente (mare, fiumi, laghi) senza provocare danni da inquinamento.

I sistemi di depurazioni moderni utilizzano processi fisici, chimici e biologici, ma non sono stati abbandonati “vecchi” sistemi – ancora in uso – nei luoghi dove non esiste un collegamento con la rete fognaria o con il depuratore. I principali sistemi sono:

  • Il pozzo nero: il sistema più rudimentale e consiste in una grande buca dotata della sola conduttura di afflusso destinata alla raccolta degli escrementi solidi e liquidi. I liquami si disperdono nel terreno mentre quelli solidi si accumulano e il pozzo deve essere periodicamente svuotato.

  • La fossa settica: ideata nel 1871 dal francese Jean Louis Mourras consiste in un capiente serbatoio sotterraneo in cui reflui solidi e liquidi stagnano per lungo periodo senza necessità di separarli. Le fosse settiche non contengono sostanze chimiche o biologiche dissolventi, per cui la degradazione avviene in modo naturale, ma l’effluente non è riutilizzabile.

  • La fossa Imhoff o fossa biologica: ideata nel 1904 dal tecnico tedesco Imhoff è un’evoluzione della fossa settica. In questo caso i liquidi e i solidi vengono separati per cui a parte la sedimentazione si verifica la cosiddetta digestione biologica anaerobica dei fanghi. Il risultato è un effluente in uscita più pulito.

Come funzionano gli impianti di depurazione delle acque

La legge n. 319/1976 – o Legge Merli – definisce in Italia i limiti di concentrazione delle acque reflue. L’attuale norma di riferimento è il D. Lgs. n.152 del 3 aprile 2006 che determina l’impiego dei depuratori e le disposizioni regionali a tutela della tipicità del territorio.

Nelle acque di scarico sono presenti rifiuti solidi, liquidi, sostanze inquinanti e tossiche come l’ammoniaca i tensioattivi, nonché i batteri patogeni che possono scatenare epidemie. Queste sostanze possono essere rese innocue con appositi procedimenti chimici e fisici in base anche alla collocazione dell’impianto, del grado di inquinamento e del luogo di scarico.

La filiera per il trattamento delle acque reflue comprende:

  • Separazione dei materiali galleggianti o in sospensione;

  • Separazione ed eliminazione delle sostanze disciolte;

  • Trasformazione delle sostanze biodegradabili;

  • Disinfezione da batteri i micro-organismi;

  • Smaltimento dei liquidi e dei fanghi;

  • Trattamento dell’aria.

Il processo di trattamento si suddivide in trattamenti primari, secondari e –talvolta, terziari. I trattamenti primari contemplano i seguenti passaggi:

  • Grigliatura vale a dire la selezione dei solidi più grossolani;

  • Dissabbiatura o separazione dei rifiuti solidi sospesi;

  • Disolea tura che consiste nella separazione delle sostanze oleose e grasse presenti;

  • Areazione che consiste nell’introdurre aria nei bacini di raccolta per favorire l’ossidazione.

I trattamenti secondari consistono nell’ossidazione biologica a fanghi attivi, vale a dire la degradazione in sostanze organiche con l’ausilio dei batteri e nella sedimentazione secondaria con la separazione della biomassa dal liquame. In questa fase si possono utilizzare efficaci membrane di ultrafiltrazione.

Alcuni impianti prevedono un trattamento terziario nei casi in cui l’effluente in uscita è destinato al riuso, per cui è necessario un ulteriore passaggio di disinfezione per ridurre o eliminare la presenza di batteri; questo passaggio avviene per fito-depurazione (con trattamenti biologici), aggiunta di disinfettanti (processo chimico) o radiazione UV (processo fisico).

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