Quando il cibo diventa rifiuto “speciale”

Quando il cibo diventa rifiuto “speciale”

È possibile che le merci alimentari siano trasportati con mezzi che effettuano anche il ritiro di rifiuti da smaltire negli appositi centri? La risposta è sì: succede in Gran Bretagna dove una nota catena di supermercati utilizza gli stessi camion adibiti al trasporto degli alimenti per prelevare e raccogliere i rifiuti, ma succede anche in Italia, nonostante la rigidità della normativa e dei controlli, nel nome di un’ottimizzazione dell’uso della rete dei trasporti su strada e del risparmio sui costi e la salvaguardia ambientale.

Cos’è il “Pacchetto igiene”?

In Italia, il trasporto nella filiera alimentare è considerata una fase delicata di tutto il processo ed è sottoposta a severi controlli di sicurezza igienico-sanitaria; ma le attività di controllo si concentrano nelle fasi iniziali e finali (lo stabilimento di produzione e i punti vendita), trascurando la fase del trasporto dove, invece, si compiono le maggiori violazioni igienico-sanitarie. Il trasporto alimentare è disciplinato dal cosiddetto “Pacchetto igiene” che è un insieme di regolamenti europei e nazionali relativi alla produzione, trasporto, distribuzione e commercializzazione degli alimenti. Tra le prescrizioni è vietato l’uso promiscuo dei mezzi adibiti al trasporto alimentare per trasportare altre merci; inoltre anche nell’ambito del trasporto tra alimenti è prevista l’accurata pulizia tra un carico e l’altro per evitare il rischio di contaminazione. Ora sebbene, alla luce della normativa si può escludere ogni compatibilità tra il trasporto promiscuo degli alimenti con i rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, nella prassi è, invece, diffuso l’uso dello stesso mezzo per il trasporto e la consegna di merci alimentari adoperato anche per la raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi (imballaggi o cartoni, per esempio). La prassi – per quanto repulsiva – è però “legittima”, in quanto non esiste una normativa specifica che determini l’illegittimità di usare un unico automezzo per il trasporto di merci alimentari e quello dei rifiuti speciali.

In termini generali, la normativa vigente sui trasporti di merci prevede che il trasportatore incaricato del trasporto di merci debba essere iscritto all’Albo nazionale degli autotrasportatori con le specifiche in caso di trasporto di beni alimentari che variano in base alla tipologia. In caso di trasporto e smaltimento di rifiuti speciali a Roma e in Italia, il trasportatore deve essere iscritto all’Albo nazionale dei gestori ambientali, così come l’azienda che si occupa dello smaltimento (come Nieco).

Le varie tipologie di rifiuti sono classificate in base al codice CER e la classificazione di un rifiuto come merce pericolosa incide sulle modalità di trasporto che è regolamentato dall’Accordo ADR. Tutte le prescrizioni vigenti sono volte a tenere ben separate le tipologie di trasporto di merci alimentari e rifiuti con conseguenti sanzioni per i trasgressori, ma allo stesso tempo vi è un probabile buco interpretativo, in quanto non vi è nulla di esplicitamente ostativo nell’impiegare lo stesso mezzo per il trasporto di alimenti e rifiuti, soprattutto qualora si rispettino le prescrizioni di pulizia e bonifica tra un trasporto e l’altro.

Il cibo “buttato” in mare diventa un rifiuto speciale

La normativa internazionale MarPol regolamenta la disciplina dei rifiuti a bordo delle navi (da crociera e non) e vi si sancisce che tutti i rifiuti delle navi sono – in base alla normativa internazionale – classificati come rifiuti speciali, ivi incluso il cibo. Il cibo scaduto o non consumato a bordo delle navi viene “smaltito” e gettato in mare divenendo, così, rifiuto speciale. Ogni giorno, tonnellate di prodotti alimentari vengono buttati in mare con grave spreco, perché molti prodotti come il pane ancora fragrante potrebbero essere riciclati o destinati alle mense dei bisognosi nei porti di scalo. Allo stato attuale, però, le normative vigenti entrano in contraddizione tra loro e rendono difficile, se non impossibile il recupero del cibo ancora buono da destinare ad altri utilizzi.