Bicchieri e piatti biodegradabili, un aiuto all’ambiente

Nel bel mezzo della stagione estiva, in cui eventi all’aperto, grigliate e pranzi in spiaggia fanno da cornice a uno dei più bei piaceri della vita, parliamo di alcuni prodotti che nel panorama “green” dello stivale si stanno diffondendo sempre più: piatti e bicchieri monouso.

Ebbene sì, le ormai obsolete (in termini ambientali) stoviglie di plastica stanno pian piano cedendo il posto nel mondo degli articoli “usa e getta” a posate, bicchieri biodegradabili , piatti e contenitori di vario tipo biodegradabili, o tendenzialmente compostabili.

Sicuramente questa nuova tendenza nasce anche dalla consapevolezza degli ingenti danni ambientali causati dalla produzione di plastica.

A questo proposito ricordiamo l’impatto ambientale e sociale di questo materiale: per produrre 1 kg di plastica si consumano 4 litri di petrolio (1 litro come materia prima e 3 come fonte energetica), 200 litri di acqua, e si producono 5 kg di gas serra e altre scorie tossiche (dati del Wuppertal Institute). Quotidianamente vediamo gli effetti della nostra dipendenza dal petrolio: non solo a livello ambientale, ma anche dal punto di vista umano. Inutile precisare che siano numerosi i vantaggi, soprattutto quelli ambientali, derivati dall’utilizzo delle stoviglie compostabili che, al termine del proprio ciclo di vita, possono tranquillamente essere conferiti insieme ai rifiuti organici, per poi partecipare all’ormai noto processo di compostaggio domestico.

Diversi sono i materiali utilizzati dalle aziende produttrici di questo genere di stoviglie, tutti aventi la caratteristica descritta, certificata dalla relativa biodegradabilità e compostabilità secondo la norma EN13432.

Prima di entrare nel merito dei materiali considerati sostenibili, è bene precisare che biodegradabile e compostabile non sono sinonimi.

Sono biodegradabili tutte le sostanze organiche che possono essere decomposte in sostanze naturali da microrganismi presenti in natura. Queste sostanze possono differire per la quantità di tempo necessaria alla completa decomposizione. È invece compostabile ciò che si decompone in un processo di compostaggio il cui ciclo ha una durata massima di 90 giorni.

Come anticipato, numerose tipologie di materiali e altrettante varianti fanno parte di queste due categorie; di seguito riportiamo le principali: polpa di canna da zucchero (Bagassa), PLA (una plastica biodegradabile ricavata dall’amido di mais), CPLA (una variante cristallizzata e per questo più resistente del PLA), polpa di cellulosa (carta, cartone e legno) e infine PSM (resina di amido modificato da enzimi e cellulosa).

In termini di funzionalità e forma, tra le stoviglie compostabili e quelle di plastica non c’è alcuna differenza, mentre in termini di vantaggio ambientale la bilancia pende decisamente a favore delle compostabili. Per il resto, sono flessibili, monouso, esattamente come quelle tradizionali, e persino personalizzabili.

In conclusione, che sia polpa di canna da zucchero, PLA (dall’amido di mais), piuttosto che polpa di cellulosa, se si vuole organizzare una festa all’insegna dell’eco sostenibilità con bicchieri e piatti biodegradabili non ci sono più alibi: la soluzione esiste!